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I sestetti per archi di Johannes Brahms a Rovigo
 
 

Data evento: Domenica 10 gennaio

I sestetti per archi di Johannes Brahms. Composto nel 1860, il Sestetto per archi in si bemolle maggiore op. 18 di Johannes Brahms (1833-1897) segna una vera e propria svolta nella produzione del compositore amburghese, che sino a quel momento aveva concepito la propria musica da camera sulla base della dialettica fra gli strumenti ad arco e il pianoforte. Accolto sin dall’inizio con particolare entusiasmo e favore, per il suo carattere appassionato ma sereno fu a lungo definito Frühlingssextett (“Sestetto della primavera”) e Brahms lo annoverò fra le sue opere meglio riuscite. Max Kalbek, uno degli amici più intimi del compositore, descrisse le impressioni suscitategli dall’ascolto del brano evocando l’immagine “di un mattino all’inizio dell’estate”, sottolineando come “nessuna bruma romantica adombri quest’opera”, le cui melodie richiamano “la tonificante freschezza del nuovo giorno, di una vita piena di promesse”. Anche Clara Schumman, nel suo diario, scrisse che “il lavoro aveva di gran lunga sorpassato ogni sua più rosea aspettativa”. Pur trattandosi di un’opera assolutamente personale, il Sestetto rivela un’impronta classica, la cui fonte di ispirazione va ricercata nella lezione di Haydn, Mozart e Beethoven. L’Allegro ma non troppo in forma-sonata del primo movimento combina tre diversi temi in un flusso di particolare dolcezza e nitore. Il tema principale, affidato al primo violoncello, è caratterizzato da un sinuoso contorno melodico, e termina sulla dominante. Il secondo, un tema di siciliana nel tono lontano di la maggiore, ha una grazia tutta schubertiana, mentre il terzo sfrutta intervalli particolarmente ampi perseguendo un lirismo assai cantabile. Le variazioni che compongono il successivo Andante ma moderato sono impregnate di riminiscenze beethoveniane e barocche. Lo Scherzo, in fa maggiore, si fa invece apprezzare per il suo profilo leggero e danzante, mentre il Rondò finale rivela un carattere tipicamente viennese e sfocia in un Animato a poco a poco che conclude l’opera in maniera brillante ma serena.
Brahms abbozzò il suo secondo Sestetto per archi in sol maggiore op. 36 durante l’estate del 1864, nella quiete silvestre di Baden-Baden, completandolo l’inverno dell’anno seguente a Vienna.
Alcuni mesi più tardi, nel maggio del 1866, il chirurgo Theodore Billroth - musicista dilettante e critico musicale particolarmente acuto e sensibile - scrisse a Brahms per esprimergli tutto il suo entusiamo nei confronti dell’opera, che aveva appena fatto eseguire a casa propria: “Caro Brahms, ieri a casa mia abbiamo suonato il suo nuovo Sestetto. Eravamo in parte professionisti e in parte dilettanti, e mi preme dirle quanta gioia straordinaria tutti noi abbiamo provato suonandolo. Dalla versione per pianoforte a quattro mani non avevo potuto farmi un’idea dell’effetto strordinariamente piacevole e felice di questa composizione. Questo è dovuto non solo alla levità della corrente melodica, per cui da un motivo affascinante si passa ad un altro con assoluta naturalezza, non solo alla chiarezza delle invenzioni tematiche, ma anche al modo in cui è costruita quest’opera d’arte, al progressivo elevarsi e affinarsi delle concatenazioni armoniche. Il finale dell’Adagio è di una bellezza senza pari, con sonorità quasi magiche.”
Il giudizio di Billroth è particolarmente significativo, perché ci permette di cogliere uno degli aspetti essenziali dell’opera, ovverosia la sua idiomaticità, frutto di un’invenzione indissolubilmente legata al mezzo strumentale cui era destinata. Sempre Billroth scrisse in seguito al celebre critico musicale praghese Eduard Hanslick, paragonando il Sestetto a “un dipinto di Fuerbach, che lascia una profonda eco interiore”, in particolare “il finale dell’Adagio, che sembra il cielo di Roma”. Clara Schumann lo definì a sua volta “un’opera meravigliosa”, mentre per il compositore l’opera possedeva delle forti connotazioni autobiografiche. Il Sestetto è infatti una composizione intimamente legata al ricordo di una relazione amorosa, ormai lontana nel tempo ma non ancora dimenticata, con una giovane conosciuta a Gottinga, Agatha von Siebold, il cui nome si cela in uno dei temi del primo movimento, imperniato sulla successione melodica la- sol- la- si- sol che nella notazione alfabetica tedesca corrispondono alle lettere “A- G- A- (T)- H- E”. Questo anagramma musicale (rintracciabile anche nel coro dell’Op. 44 n. 10), era ben noto nella cerchia del compositore, che in un commento riportato dall’amico Joseph Gänsbacher, sembra abbia dichiarato di essersi voluto “congedare dal (suo) ultimo amore”. Nei suoi quattro movimenti l’opera tocca svariate atmosfere espressive, da quella agreste e pastorale dell’Allegro ma non troppo all’inquitudine dello Scherzo, dalla poesia del Poco Adagio alla vivacità leggermente malinconica del Finale.

Alessandro Borin

PAOLO CHIAVACCI
Nato a Firenze; ha studiato violino al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze dove si è diplomato con il massimo dei voti. Suoi insegnanti sono stati Sandro Materassi per il violino e Franco Rossi per la musica da camera; ha poi studiato con R. Zanettovich, S. Gheorghiu e A. Stern. E’ stato allievo del Quartetto di Tokyo all’Università di Yale negli Stati Uniti e del Quartetto Borodin.
E’ primo violino e membro fondatore del Quartetto Fonè; in questa formazione ha vinto nel 1989 il primo premio al Concorso internazionale “G.B. Viotti” di Vercelli; nel Dicembre 91 ha ottenuto il secondo premio al Concorso internazionale per quartetto d’archi “D. Shostakovich” a San Pietroburgo; ha tenuto concerti per le maggiori istituzioni concertistiche in Italia (fra le altre Milano La Scala, Roma S. Cecilia, Venezia La Fenice, Firenze Amici della Musica, Napoli “A. Scarlatti”) e all’estero: in Svizzera, Austria, Germania, Israele, Francia, Spagna, Grecia, Stati Uniti, Canada e Giappone.
Ha effettuato registrazioni per la RAI, l’ORF e la Rete televisiva canadese; ha realizzato CD per la ARK e la Ermitage: fra questi il Quintetto di Schubert eseguito in collaborazione con Franco Rossi e il sestetto “Souvenir de Florence” di Tschaikovskij con Sadao Harada violoncellista del Quartetto di Tokyo e Harald Schoneweg violista del Quartetto Cherubini.
E’ insegnante di violino e musica da camera presso il Conservatorio “B. Maderna” di Cesena; ha tenuti corsi di perfezionamento in Italia e in Giappone (Osaka, Tokyo, Fukuoka); è stato assistente del Quartetto di Tokyo all’Università di Yale in Connecticut (USA).

ELENA FACCANI
Nata a Bologna nel 1976 si diploma con il massimo dei voti in Violino a Milano presso il Conservatorio di Musica “G. Verdi” e in Viola a Piacenza presso il Conservatorio “G. Nicolini”. I suoi studi proseguono a Ginevra con Corrado Romano. Frequenta inoltre le Master Class di Miriam Fried all’Accademia Chigiana e i corsi di perfezionamento tenuti di Giuliano Carmignola e Franco Gulli ottenendo sempre borse di studio e riconoscimenti. Nel 1997 ha eseguito il Concerto per violino e orchestra di L. van Beethoven con l’Orchestra “G. Cantelli” nella Sala Verdi di Milano e nello stesso anno ha vinto il secondo premio alla Rassegna Violinistica di Vittorio Veneto. Nell’anno seguente le è stata assegnata la borsa di studio “De Sono Associazione per la Musica” grazie alla quale ha frequentato le lezionidi Francesco Manara presso l’Accademia di Perfezionamento Musicale “L. Perosi” di Biella vincendo successivamente il terzo premio all’omonimo Concorso Internazionale.
E’ stata il Primo Violino dell’Orchestra Accademia della Filarmonica della Scala con la quale ha tenuto concerti in varie città italiane sotto la direzione di W. Sawallisch, I. Karabatchevsky, I. Temirkanov. E’ stata allieva di Ana Chumachenco con la quale si è diplomata presso l’Accademia “L. Perosi” di Biella con il massimo dei voti e lamenzione speciale della Giuria. Nel 2001 ha vinto il Concorso Internazionale indetto dal Teatro alla Scala e presieduto da Riccardo Muti, entrando a far parte stabilmente dell’Orchestra nella fila dei Primi Violini. Come violista solista ha recentemente eseguito la Sinfonia Concertante di W. A. Mozart con l’Orchestra Regionale dela Toscana. Le è stato assegnato il premio “Barbirolli” alla nona edizione del Concorso Internazionale per Viola “Lionel Tertis” (Gran Bretagna) conferito al concorrente con il più bel suono.

FEDERICO GUGLIELMO
Solista nei Concerti per violino di Bach sotto la direzione diG.Leonhardt ed in una delle prime letture storicamente informate del Concerto di Beethoven con C.Hogwood.
Anche molta musica da camera: tutti i trii di Mozart, eseguiti ed incisi dal Trio Stradivari con fortepiano e strumenti classici (Disc of the Month per la rivista tedesca Fono Forum) e poi - guardando avanti - un repertorio che tocca anche la musica d’oggi con Sciarrino, Nyman non trascurando i sentieri più lontani (Piazzolla, Morricone, Sollima, ecc.) e le collaborazioni con musicisti quali M.Brunello, W.Christ, P.Wispelwey, B.van Asperen, M.Turkovic, K.Battle, M.Petri, H.Schellenberger.
Animatore di programmi dedicati al virtuosismo violinistico italiano di Corelli, Vivaldi, Tartini, Geminiani, Veracini e Locatelli con il gruppo con strumenti d’epoca L’Arte dell’Arco da lui fondato nel 1994 apprezza molto anche le contaminazioni culturali dirigendo e suonando regolarmente con The Academy of Ancient Music, The Handel & Haydn Society di Boston e numerosissimi gruppi italiani ed europei.
Diplomato a 18 anni al Conservatorio di Venezia si è poi perfezionato in violino con S.Accardo, V.Spivakov e I.Stern, in musica da camera con membri dei Quartetti Amadeus, La Salle, del Trio di Trieste e del Trio Beaux-Arts, in direzione d’orchestra con G.Gelmetti mentre C.Hogwood ne ha seguito la passione per il repertorio antico.
Primo Premio al Concorso Internazionale “Vittorio Gui” del 1991 si è anche laureato al concorso nazionale di violino di Vittorio Veneto e agli internazionali di musica da camera di Londra, Parigi, Toronto. Dalla Carnegie Hall di New York al Grosses Musikverein di Vienna, dalla Suntory Hall di Tokyo ai festival di Bergen, Istanbul, Potsdam e delle Canarie, dalla Società del Quartetto di Milano al Teatro Colon di Buenos Aires in questi venti anni di attività Federico Guglielmo si è esibito un migliaio di volte praticamente in tutti i maggiori centri musicali del mondo ed ha
realizzato più di cento cd (Denon, BMG, Deutsche Hamonia Mundi, Chandos, CPO, ASV, …) come solista e camerista e con una particolare attenzione alla musica violinistica italiana del XVIII secolo.
È titolare della cattedra di Musica d’insieme per archi al Conservatorio L.Cherubini di Firenze e tiene masterclass di violino barocco in Italia ed all’estero.
Suona un violino con montatura barocca di Bernardus Calcanius (Genova, 1710) ed un violino di Gennaro Gagliano (Napoli, 1757).

MASSIMO PIVA
Si è perfezionato con i M.i Danilo Rossi e, per la musica da camera Felix Ajo presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia e Franco Rossi.
E’ stato per più di dieci anni la prima viola dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Con essa ha realizzato concerti solistici, tra gli altri sotto la direzione di C. Poppen, H. Shelley e Lev Markiz, con musiche di F.A. Hoffmeister, C. Stamitz, G. Cambini, B. Britten, E. Denisov. Ha eseguito insieme a Giuliano Carmignola la Sinfonia Concertante di W. A. Mozart nella 40a stagione concertistica dell’orchestra.
Ha collaborato in qualità di prima viola con l’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano, con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma, con la Mahler Chamber Orchestra e la Camerata Salzburg, con questa avendo esordito in veste di solista sotto la direzione di sir Roger Norrington.
E’ stato personalmente invitato dal m.o Claudio Abbado a far parte dell’orchestra del festival di Lucerna e dell’orchestra Mozart a Bologna.
Ha svolto attività cameristica per diverse Associazioni, tra cui Amici della Musica di Padova, di Firenze, Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, Serate Musicali a Milano, Accademia Filarmonica di Bologna, Festival delle Nazioni, Festival di Lucerna, collaborando con artisti prestigiosi, tra cui Mario Brunello, Danilo Rossi, Domenico Nordio, Enrico Dindo, Giuliano Carmignola, Lilya Zilberstein, Bruno Canino, Trio di Parma.
Ha effettuato incisioni di musica da camera per Fabula Classica e Tactus.
Insegna presso l’Istituto Musicale Pareggiato “Achille Peri” di Reggio Emilia.

MASSIMO POLIDORI
Nato nel 1970, ha studiato con Renzo Brancaleon, Antonio Janigro, Mario Brunello, Daniel Grosgurin, il Trio di Trieste ed ha partecipato alle Master Classes di Amedeo Baldovino e di Daniel Shafran, corsi che ha potuto seguire grazie ad una borsa di studio della “De Sono Associazione per la Musica”; si è diplomato con il massimo dei voti e ha conseguito il Primo Premio di Virtuosité presso il Conservatorio Superiore di Musica di Ginevra, ottenendo la borsa di studio come miglior virtuosité. In Quest’occasione ha eseguito il concerto di Schumann con l’Orchestra della Suisse Romande, succesivamente trasmesso dalla Radio Svizzera Francese.
Dopo numerose affermazioni in concorsi nazionali, ha vinto il III Premio al Concorso Internazionale “G. B. Viotti” di Vercelli.
E’ stato Violoncello Solista della “Camerata Berna”, con la quale ha effettuato tournée nelle più prestigiose sale europee e statunitensi, collaborando con solisti di gran valore tra i quali Radu Lupu, Heinz Holliger, Gidon Kremer, Andras Schiff, Peter Serkin, con i quali ha anche inciso dischi per la Decca e per la Novalis. Nel marzo 2000 è stato scelto da Riccardo Muti per ricoprire il posto di Primo Violoncello dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. E’ co-fondatore del Trio Johannes, formazione con la quale ha vinto il II Premio al “III Concorso Internazionale di Musica da Camera Premio Trio di Trieste” e il II Premio al “3rd International Chamber Music Competition” di Osaka. E’ docente di violoncello al Conservatorio di Friburgo.

LUIGI PUXEDDU
Ha studiato con Luca Simoncini, Franco Rossi, Amedeo Baldovino, Mario Brunello, David Geringas (Mozarteum di Salisburgo), Antonio Janigro, Paolo Borciani e il Trio di Trieste. Dopo gli studi di Conservatorio ha vinto numerosi premi a concorsi e rassegne nazionali e internazionali: VittorioVeneto, Premio Dragoni di Milano, Interpreti d’oggi dell’Associazione Musicale Italiana, G.B.Viotti di Vercelli ecc.
Fa parte di numerose formazioni cameristiche con le quali ha suonato nei principali festival e teatri europei (Festival della Carinzia, Graz Musikverein, Amburgo Staatsoper, Festival di Bregenz, Vienna Musikverein, Eisenstadt Festival Haydn, Teatro Nacional di Lisbona, Auditorium Lisinski di Zagabria, ecc.).
Ha registrato per le case discografiche BRILLIANT, HYPERION, RCA, ERATO, FREQUENZ, DAD Records e per le reti televisive RAI 1,RAI 2, RAI 3, Sky, ORF. Delle sue registrazioni sono uscite recensioni molto lusinghiere nelle più importanti riviste del settore discografiche tra cui Musica, Diapason, Le Monde de la Musique.
Dal 1989 al 2006 è stato primo violoncello solista con il famoso ensemble “I Solisti Veneti”, partecipando a tournées in tutto il mondo, esibendosi in oltre 1000 concerti nei teatri e nelle sale più importanti.
Ha collaborato come primo violoncello con le migliori orchestre italiane, tra cui l’Orchestra del Teatro alla Scala, l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia ecc., sotto la direzione dei migliori direttori, tra i quali D. Barenboim, S.Bychkov, R.Chailly, D.Gatti, L. Maazel, D.Oren, ecc.
Da diversi anni si dedica al violoncello barocco e alla riscoperta del repertorio settecentesco, con una particolare attenzione al compositore Luigi Boccherini, di cui ha registrato ben 56 quintetti e 26 sonate per violoncello e basso. Collabora regolarmente con i violinisti Enrico Casazza e Federico Guglielmo e con alcuni dei principali gruppi di musica antica tra cui L’Arte dell’Arco, gli Auser Musici e la Magnifica Comunità.
È titolare della classe di violoncello al Conservatorio Statale di Musica di Adria (RO).

DOMENICA 10 GENNAIO 2010
ore 17.00
Tempio della Beata Vergine del Soccorso “La Rotonda”
INGRESSO LIBERO

interpreti
Paolo Chiavacci e Federico Guglielmo violini
Elena Faccani e Massimo Piva viole
Massimo Polidori e Luigi Puxeddu violoncelli

“I SESTETTI PER ARCHI DI JOHANNES BRAHMS”

JOHANNES BRAHMS (1833-1897)
Sestetto in si bem. magg. Op.18 (1860)
Allegro ma non troppo
Andante, ma moderato
Scherzo (allegro molto)
Rondò, poco allegretto e grazioso

Sestetto in sol magg. Op.36 (1865)
Allegro non troppo
Scherzo (allegro non troppo)
Poco adagio
Poco allegro




Per informazioni: http://www.joylife.it

 

 

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